Questa è terra liberata e poi venduta,
mentre Menem apriva le porte dell’industria al capitale straniero,
un falso benessere ottundeva la coscienza nazionale,
allora come oggi vibrante al ricordo di Evita Peròn
e alla la luce dei cartelli fronterizi inneggianti all’argentinità delle Malvinas.
Popolo orgoglioso, allo stesso tempo unito dai gol “mondiali” di super Mario Kempes e diviso dai milicos di Videla, esperti nell’esigere una “breve disponibilità per accertamenti” a montoneros non, il cui ricordo smarrito oggi bagna lo sguardo delle madri di plaza de mayo....
Culla del Che e di Peròn,
l’uno rivoluzionario in auto-esilio,
l’altro dittatore in patria,
personaggi che la storia colloca agli antipodi,
personaggi che “l’argentinità” illumina della medesima luce intinta di fiero orgoglio nazionale.
Cito da una canzone della Bersuit:
[…]tanos, gallegos,
judìos, criollos, polacos, indios, negros, cabecitas... pero con pedigree francés somos de un lugar santo y profano a la vez, mixtura de alta combustión[…]
[…]Del éxtasis a la agonía oscila nuestro historial. Podemos ser lo mejor, o también lo peor, con la misma facilidad […]
Da una “Mixtura de alta combustión”,
fatta di italiani, spagnoli, ebrei, gauchos, polacchi, indigeni, neri….dal pedigree francese,
in un “lugar santo y profano a la vez”
in un luogo santo e profano allo stesso tempo,
si andò plasmando una storia che oscilla tra l’estasi e l’agonìa,
nella quale si fu capace del meglio e del peggio con la stessa facilità
da Borges a Maradona,
da Gardèl a Piazzolla,
dal Che a Peròn,
da Evita a Isabel Peron,
da San Martín a Menem,
da Luca Prodan a Osvaldo Sorìano,
da Cavallo a Ernesto Sabato,
solo per citarne alcuni.
a rumbo perdido,
da un mondo "argentino"............
24 febbraio, 2006
19 febbraio, 2006
La fine del mondo (?!)

Ushuaia è una delle migliori operazioni di marketing degli ultimi tempi, le isole che la circondano smascherano la grande illusione di essere giunti alla fine del mondo, le magliette che riempiono i numerosi negozi della centrale avenida de San Martìn sono la maggiore e praticamente l'unica attrazione per le centinaia di turisti che ogni giorno vengono attratti da queste parti. Ushuaia come Itaca, bruttina e grigia, "...Itaca ti ha dato un bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo in viaggio: che cos'altro ti aspetti? E, se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso..."No, Ushaia non delude, per arrivare i 70 giorni che la separano dall'arrivo a Buenos Aires vivono di incontri, frontiere, fiumi, laghi, prati, deserti, ghiacciai, vento, sole, pioggia, autobus, strade, birrette Quilmes e inconvenienti, tutto indimenticabile e tutto come mai me lo sarei immaginato. La tierra del fuego è degno preludio alla meta finale, verde come non te la aspetti, prati a perdita d'occhio senza che un solo albero osi sfidare un vento che non smette di ricordare che qui la latitudine parla da sola, che l'Antartide dista un giorno di navigazione. Tierra la cui presenza fu solo "intuita" da Magellano, che ne scoprì un passaggio intermedio, lo stretto di Magellano, dal quale scorse una quantità tale di fuochi che fu naturale ribattezzare quelle rive come il principio dell'allora inesplorata "Tierra del fuego". Tierra contesa, Argentina e Cile si dividono la sovranità politica alternando due frontiere nel giro di 600Km, tierra che realmente termina con l'isola di Capo Horn, solo intravista dalla cima del ripido cerro Guanaco, quest'ultimo perla del parco naturale locale e traguardo finale di questo mio scivolare verso sud.
A rumbo perdido,
dalla Tierra del Fuego....
05 febbraio, 2006
"Tierra mapuche no esta en venta"

In Italia Benetton significa sopratutto vestiti, ma anche autostrade e così via. La famiglia trevigiana è un po' un orgoglio non solo per la zona, ma per l'intero mondo imprenditoriale e non solo. Il successo economico del gruppo si è spesso accompagnato a iniziative degne di nota, come le campagne pubblicitarie di Oliviero Toscani, sensibili a temi quali il razzismo e la pena di morte, o progetti di sviluppo delle comunità locali, vedasi il centro sportivo "La Ghirada", sede non solo di squadre di basket, rugby e pallavolo di livello internazionale, ma anche e sopratutto di vivai la cui attenzione va oltre la ricerca del singolo campione e si propone di diffondere tutto il valore aggregativo e educativo dell'attività sportiva. In Argentina Benetton significa il maggior terratenente di tutto il paese. Nel 1991, in piena stagione dei saldi, inaugurata dal disastroso decennio di Menèm, conclusosi con la crisi del 2001, il gruppo Benetton rileva la britannica CTSA, divenendo così proprietario di 900000 ettari di pascoli senz'altro funzionali alle esigenze di approvigionamento di lana dell'azienda. Da quel momento la reputazione della famiglia trevigiana è decisamente controversa. Da un lato, l'indignazione della comunità Mapuche per l'ennesima frustrazione di diritti su una terra che sostonzialmente ha sempre abitato, ma che formalmente non gli è mai stata riconosciuta, vede in Benetton il naturale capro espiatorio e trascina l'opinione pubblica verso un'istintiva antipatia nei confronti dello "straniero padrone". Alcuni fatti di cronaca hanno anche rafforzato tale visione, fatti che comunque vedono un po' tutti coloro che non appartengano direttamente alle parti coinvolte incerti sulla loro effettiva credibilità. Avvenimenti che si macchiano un po' di facile propaganda o vengono considerati casi isolati lontani dalla realtà. D'altra parte, molti credono che l'attitudine della società italiana sia tutto sommato da rispettare, per venire incontro alle esigenze della comunità locale sono state donate terre e create infrastrutture (ho dormito nella stazione di polizia di Benetton!!), intorno a las estancìas (alle fattorie) ruotano interi paesi e alla fine, se il problema è la proprietà straniera, la responsabilità ultima è da attribuire alle istituzioni che hanno permesso l'affare.
Il tema è dunque dibattuto, una cosa è certa, qui, a testa in giù rispetto a chi legge, il nome Benetton ha tutt'altro significato, ennesimo sintomo di mondi che a volte si intrecciano e che spesso invece prendono strade totalmente distinte se non opposte.
A rumbo perdido,
da Leleque, Treviso patagonica..........
La tierra de los patagones
Mai luogo avrebbe potuto essermi nel nome più vicino. Quando Magellano sbarcò da queste parti si trovò ad interagire con indigeni Tehuelchen dalle dimensioni inusolamente grandi per gli standard europei e ci volle poco a ribattezzare quella terra Patagonia, "tierra de los patagones", terra dei piedoni...Qui la natura si esprime in ogni modo e forma. Si passa dalle fertili e verdi vallate che fanno da cornice a un infinito numero di laghi e fiumi, alla secca e inospitale "meseta", spazzata da un vento mai domo che perde tutta la sua umidità attraversando la cordigliera, lasciando così che crescano solo arbusti bassi e spinosi, duri come se fatti di plastica. Scivolando verso sud, il bosco andino si trasforma nell'incubo di ogni agorafobico, lo sguardo si perde a 360 gradi nelle immense mesetas popolate da pecore, da guanacos, parenti del lama e preda prediletta dai cacciatori tehuelchen prima e mapuche dopo, da cavalli e da choiques, struzzi dalle dimensioni ridotte (struzzetti insomma!). Il tempo è quanto mai imprevedibile, sereno e nuvoloso si alternano con inaudità rapidità a seconda degli umori del vento, temperature tropicali laciano così il passo a un freddo secco e pungente, determinando un discreto logorio del "mochilero"(categoria che in questo momento rappresento), costretto a vestire e svestire la campera (la giacca a vento) ogni due per tre, con relativo traffico di zaino super pesante. A queste latitudini anche le Ande si mostrano in tutta la loro spettacolarità: il Fiz Roy, con la sua cima innevata e affilata come una spada e quasi perennemente avvolta dalle nuvole (non a caso fino al secolo scorso indigeni e coloni credevano fosse un vulcano) domina la valle di El Chaltèn ; sul cerro Torre si origina piccolo ghiacciaio che scivola lentamente verso al omonima laguna Torre, le cui acque, biancastre a causa dei detriti portati dal ghiacciaio, vengono alimentate dal lento e spettacolare scogliersi della morena frontale (viva Grecchi!);i numerosi vulcani, dalla imponente presenza conica e costantemente innevati. Discorso a parte merita il millenario ghiacciaio Perito Morteno: 210 metri di profondità, dei quali "solo" 60 emergono frontalmente e assolutamente verticali dalle acque del lago Argentina; 4km di larghezza e 30 di lunghezza. Un'incredibile mole di ghiaccio bianco e azzurro che stupisce per dimensioni, ma anche e sopratutto per moti e rumori che ne testimoniano un'incredibile vitalità: lunghi scricchiolii accompagnano il suo lento scivolare, fratture nella morena centrale sono annunciate da secche esplosioni, tuoni e veri e propri tremori seguono alla spettacolare caduta di intere pareti di ghiaccio che si immergono nell'acqua per poi ricomparire nella forma di galleggianti iceberg dai riflessi azzurri.
Questa non è solo terra di paesaggi indescrivibili, questa fu e continua ad essre terra di conflitti politici e sociali. I primi screzi tra Cile e Argentina nascono in questi luoghi, la frontiera patagonica continua ad essere spesso definita in un modo o nell'altro a seconda della nazionalità dell'editore della mappa. Qui si svolse la sanguinosa "campaña del desierto" che portò il general Roca, poi diventato presidente e oggi fieramente rappresentato sulle banconote da 100 pesos, a mandare al fronte milgiaia di gauchos del nord per sterminare, verso fine '800, altrettante miglaia di nomadi cacciatori Tehuelchen e Mapuche ed annettere così in modo stabile questa parte di continente alla giovane repubblica argentina. Politicamente vincente, il costo di tale conflitto, sostenuto sopratutto con debiti contratti con banche inglesi, fu la quasi totale cessione delle fertili proprietà patagoniche alla appositamente creata CTSA (Compañía de Tierras Sud Argentino) , società di bandierta inglese, recentemente ammainata per dar spazio al tricolore italiano....
A rumbo perdido,
dalla terra dei fratelli piedoni....
Questa non è solo terra di paesaggi indescrivibili, questa fu e continua ad essre terra di conflitti politici e sociali. I primi screzi tra Cile e Argentina nascono in questi luoghi, la frontiera patagonica continua ad essere spesso definita in un modo o nell'altro a seconda della nazionalità dell'editore della mappa. Qui si svolse la sanguinosa "campaña del desierto" che portò il general Roca, poi diventato presidente e oggi fieramente rappresentato sulle banconote da 100 pesos, a mandare al fronte milgiaia di gauchos del nord per sterminare, verso fine '800, altrettante miglaia di nomadi cacciatori Tehuelchen e Mapuche ed annettere così in modo stabile questa parte di continente alla giovane repubblica argentina. Politicamente vincente, il costo di tale conflitto, sostenuto sopratutto con debiti contratti con banche inglesi, fu la quasi totale cessione delle fertili proprietà patagoniche alla appositamente creata CTSA (Compañía de Tierras Sud Argentino) , società di bandierta inglese, recentemente ammainata per dar spazio al tricolore italiano....
A rumbo perdido,
dalla terra dei fratelli piedoni....
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