24 febbraio, 2006

La argentinidad al palo

Questa è terra liberata e poi venduta,
mentre Menem apriva le porte dell’industria al capitale straniero,
un falso benessere ottundeva la coscienza nazionale,
allora come oggi vibrante al ricordo di Evita Peròn
e alla la luce dei cartelli fronterizi inneggianti all’argentinità delle Malvinas.

Popolo orgoglioso, allo stesso tempo unito dai gol “mondiali” di super Mario Kempes e diviso dai milicos di Videla, esperti nell’esigere una “breve disponibilità per accertamenti” a montoneros non, il cui ricordo smarrito oggi bagna lo sguardo delle madri di plaza de mayo....


Culla del Che e di Peròn,
l’uno rivoluzionario in auto-esilio,
l’altro dittatore in patria,
personaggi che la storia colloca agli antipodi,
personaggi che “l’argentinità” illumina della medesima luce intinta di fiero orgoglio nazionale.

Cito da una canzone della Bersuit:

[…]tanos, gallegos,
judìos, criollos, polacos, indios, negros, cabecitas... pero con pedigree francés somos de un lugar santo y profano a la vez, mixtura de alta combustión[…]

[…]Del éxtasis a la agonía oscila nuestro historial. Podemos ser lo mejor, o también lo peor, con la misma facilidad […]


Da una “Mixtura de alta combustión”,
fatta di italiani, spagnoli, ebrei, gauchos, polacchi, indigeni, neri….dal pedigree francese,

in un “lugar santo y profano a la vez”
in un luogo santo e profano allo stesso tempo,

si andò plasmando una storia che oscilla tra l’estasi e l’agonìa,
nella quale si fu capace del meglio e del peggio con la stessa facilità

da Borges a Maradona,
da Gardèl a Piazzolla,
dal Che a Peròn,
da Evita a Isabel Peron,
da San Martín a Menem,
da Luca Prodan a Osvaldo Sorìano,
da Cavallo a Ernesto Sabato,
solo per citarne alcuni.

a rumbo perdido,
da un mondo "argentino"............

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