23 gennaio, 2006

La quebrada humahuaqueña

Entrato in Argentina dalla frontiera nord, é incominciata da Humauaca la rincorsa di una Usuahia lontana 5121Km. Jujuy, terra di Queucha e gauchos, é un altopiano semi desertico, nel quale si nascondono isole verdi di raro fascino come Humauaca, Tilcara e Purmamarca con la sua spettacolare montagna dai sette colori. La Bolivia é vicina, ma sembra di essere in un altro mondo, i Quecha che dall'altra parte della frontiera apparivano persi e confusi, qui appaiono sereni e in armonia con il mondo che li circonda. Il folklore é una delle attrazioni del luogo, la peña, che dalle nostre parti qualcuno chiamerebbe live club, é luogo di aggregazione principe, vi accorre gente di ogni tipo, locali, turisti, vecchi, giovani, bambini, tutti per ascoltare e ballare la musica della banda di turno, che con il charango (chitarrina a 12 corde) e il siku (fiato composto da piú tubolari affiancati, quelllo dei boliviani in piazza duomo per intenderci) creano ritmi infiniti dall'irresistibile richiamo al ballo. Il luogo attrae cosí appassionati di floklore e mochileros da ogni angolo dell'Argentina e i campeggi si illuminano di focolari pronti a servire l'ennesimo asado al ritmo delle chitarre che smettono di suonare solo a notte inoltrata.
A rumbo perdido,
dall'allegra Jujuy...........

12 gennaio, 2006

Potosì


Potosì nacque da un'ossessione e in essa continua a vivere, in una lenta deriva verso il totale oblio.
Quando fu scoperta dall'indigeno Diego Huallpa, nessuno avrebbe mai potuto credere che quella montagna potesse nascondere, nell'incredibile armonia della sua forma conica, tanto argento. In poco più di un secolo l'ossessione spagnola per l'argento organizzò una città tanto popolata quanto Londra, le cui ricchezze ed il cui lusso non terminavano di ammaliare l'aristocrazia europea. Delizia di una nobiltà le quali effigi continuano ad adornare i decadenti vicoli del centro, croce di milioni di indigeni che vennero deportati da ogni dove per affluire in massa alle fasi di estrazione-trasporto-lavorazione del minerale. La bolla non ci mise molto a scoppiare, le quantità estratte incominciarono inesorabilmente a diminuire, nuove miniere furono contestualmentre scoperte in giro per il mondo, finchè anche i più incalliti coloni non si resero conto che era giunto ormai il momento di rispedire al mittente il lussoso mobilio europeo che adornava le nobili dimore. Oggi il cerro ricco continua ad essre la croce di chi una volta fu schiavo ed oggi è semplicemente vittima di un destino che ruota intorno alle briciole dei minerali ancora estraibili.
Le facce sono segnate dal lavoro e dal clima, le foglie di coca, irrinuncialbile sollievo alle pene dell'altura e dell'oscurità della miniera, ingialliscono il sorriso e impregnano l'aria di un acro odore, l'alchool puro è altra fonte di sollievo in quanto efficace accelleratore delle disfunzioni fisiche, se non addirittura arma letale nelle rare ricorrenze celebrate. Il clima è ostile, il paesaggio lunare, le numerose e fastose chiese, i monumenti, le scolorite dimore di un tempo non smettono di rievocare un passato che allunga i suoi tentacoli sul presente dei minatori e sul futuro delle loro famiglie, passato, presente e futuro che in un altalenante evolversi si riconciliano nelle viscere del cerro ricco, eterna ossessione della città di Potosì.
A rumbo perdido,
da una Londra decaduta......

Por el suelo

L'altopiano boliviano a sud di La Paz è l'emblema del rumbo perdido. Prima che arrivasse Pizarro pochi erano coloro che si avventavano a simili latitudini. Il clima freddo e umido, l'altura che rende ogni gesto insolitamente costoso, l'altopiano brullo e sassoso, dall'aspetto quasi lunare, tutti elementi che concorrono a creare un ambiente decisamente inospitale e poco conformabile alle esigenze anche della più semplice tribù. Gli unici insediamenti rurali nascevano al lato dei pochi fiumi che attraversano l'altopiano e nel nome della Patchamama, la madre natura, la cui onnipotenza sulla vita non poteva che risaltare in un ambiente tanto duro. Il culto e il rispetto della Patchamama creava armonia tra l'uomo è la terra circostante, donando serenità a una vita rurale all'insegna dell'agricoltura e dell'allevamento del lama. Armonia irremediabilmente rotta dalla ferocia di conquistadores, attratti dalle ricchezze che si intuiva il sottosuolo potesse nascondere e pronti ad ogni gesto nella speranza di soddisfare un'insaziabile cupidigia. Il resto non è altro con un susseguirsi di stragi, deportazioni, schiavitù, ribellioni, pagine di storia scritte col sangue da conquistatori che già da tempo hanno fatto fagotto e sono tornati verso la vecchia europa con in tasca le briciole di una ricchezza tanto fastosa quanto effimera. La Bolivia di oggi è lo "stato" più povero del suamerica, stato tra virgolette perchè quasi del tutto privo di infrastrutture sia fisiche che giuridiche, le cui strade di giorno si riempiono di donne e bambini che, persa ormai in secoli di oppressione la loro identità culturale, si ritrovano alla deriva in un presente che non offre alcuna apportunità se non quella di sedersi su uno scalino ad aspettare che qualcuno offra un pezzo di pane o un flaconcino di alchool potabile puro 96 gradi....... un popolo che dal marciapiede perde lo sguardo nel vuoto nello sforzo di ritrovare un passato perduto......

Por el suelo hay una compadrita
Que ya nadie se para a mirar
Por el suelo hay una mamacita
Que se muere de no respetar
Patchamama te veo tan triste
Patchamama me pongo a llorar...
Esperando la última ola
Cuídate no te vayas a mojar
Escuchando la última rola
Mamacita te invito a bailar...
Por el suelo camina mi pueblo
Por el suelo hay un agujero
Por el suelo camina la raza
Mamacita te vamos a matar...
Esperando la última ola
Patchamama me muero de pena
Escuchando la última rola
Mamacita te invito a bailar...
Por el suelo camina mi pueblo
Por el suelo moliendo condena
Por el suelo el infierno quema
Por el suelo la raza va ciega...
Esperando la última ola
Patchamama me muero de pena
Escuchando la última rola
Mamacita te invito a bailar...

A rumbo perdido,
dalla terra di nessuno.........