25 novembre, 2005

Itaca
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere d'incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo nè nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentrose l'anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente, e con che gioia - toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi penetranti d'ogni sorta, più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca - raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo in viaggio:
che cos'altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare. (Costantinos Kavafis)

24 novembre, 2005

Manifesto del rumbo perdido



Manifesto del rumbo perdido
"A rumbo perdido" è un’espressione che viene utilizzata per riferirsi a fatti, circostanze, gesti che siano stati intrapresi senza uno scopo ben preciso e definito. In certi casi, tradisce quasi una sorta di predisposizione e piacere al perdersi sul cammino intrapreso.
Se in parte può essere letta come una provocazione verso una società che in modo sempre maggiore ricorre all’arrivismo, al totale sacrificio per "l’obiettivo finale" quale unico stile di vita, in parte manifesta una vera e propria attitudine al godere del lento susseguirsi degli eventi, della rinnovata sorpresa per ciò che viene trovato sul sentiero percorso: quien solo traga olvida masticar (chi solo s’ingozza dimentica di masticare) è frase (da "La prisa mata" dei Macaco) che ben si presta a dare un’idea di come l’affannato concentrarsi sulla meta finale possa offuscare i piccoli passi necessari a completare il cammino.
D’altro canto, "a rumbo perdido" può anche assumere un’accezione negativa quando il rumbear, il "vagabondeggiare" diviene gesto necessario e indotto dell’essersi perso, dal trovarsi perdido in qualche luogo o civiltà: me dicen el desaparecido, que cuando llega ya se ha ido, volando vengo volando voy, de prisa de prisa a rumbo perdido…..perdido en el siglo, siglo veinte, rumbo al veinte y uno da "Desaparecido" di Manu Chao è l’emblema di tale concezione, nella quale il rumbear diviene atto necessario e sconsolato di un’esistenza la cui identità viene schiacciata nel luogo dal quale il cammino inizia e negata nei luoghi ai quali esso giunge (desaparecido è il clandestino che, abbandonata ogni speranza, prosegue nell’ombra e nell’anonimato). E la consapevolezza di proseguire a rumbo perdido non può che amplificare il disagio di un cammino che mai potrà offrire piacere e serenità: llevo en el alma un camino destinado a nunca llegar.
Ma il rumbo perdido può essere anche condizione esistenziale indotta dalla pazzia di un ideale, di un sogno, elemento di una vita sacrificata all’immensità di un valore mai domo e appagato. E’ quanto ci suggerisce l’odissea del cavaliere errante Don Quijote de la Mancha, il cui errare è necessità imprescindibile per il procacciarsi di avventure e dunque per la piena realizzazione nella gloria del tempo di un ideale tanto semplice quanto folle: innalzare l’amore per l’inarrivabile Ducinea del Toboso a padrone assoluto del proprio destino errante.
A questo blog appartengono tutte e tre le letture proposte: vuole essere punto di incontro per chi crede nella dimensione del cammino quale porta di accesso ad una maggior consapevolezza e armonia del proprio essere in mezzo agli altri; per chi viene spinto dal disagio a rumbear e si riscopre a proprio agio proprio in un simile atto fine a se stesso; per chi si perde nell’esclusivo miraggio di un ideale mai compiuto.
Due sono le caratteristiche che di un simile vagabondeggiare: la consapevolezza del cammino, del movimento, del ripetersi dei passi, del lento esplorare i confini temporali e spaziali della propria esistenza; una primitiva predisposizione al riscoprirsi perso e disorientato, senza punti di riferimento, attitudine nella quale nasce e si rigenera lo stimolo per seguire verso l’inafferabbile Dulcinea del Toboso, verso un cammino nel quale ogni passo diviene col tempo ricco di emozione significato, dando così sostanza a un concetto perfettamente definito dall’antico motto del Camino de Santiago de Compostela: el camino se abre caminando.
Il blog è l’incontro di chi si riscopre definitivamente perso nella fantasia di un sogno irrealizzabile, dove l’attrazione risiede nel rumbo perdido intrapreso piuttosto che nell’effettiva realizzazione finale.