27 luglio, 2007

El hombre girafa

Verano impercettibile quello che mi scivola via tra le mani senza troppi complimenti. Mentre sogno le gesta degli uni nel continente perdido, dell'altro in slalom tra kharma e buddha, una bella e tonda luna di città quasi d'agosto illumina questo rincon de ciudad e il tempo scorre finalmente lento...

Llega desde lejos el hombre girafa.
La pièl negra y dura, como solo en la mama africa crece, colora un cuerpo largo, muy largo, largisimo! El se riè con aire de tonto porquè sabe q los tontos somos nosotros, con nuestra pesadillas q no valen ni uno de sus suenos, ni una de esas ilusiones de volver, un dià, a la mama africa. De allì llega, allì lo dejo todo y allì un dìa volverà a buscar su joventud interupta por la misma guerra de siempre, por la misma hambre de siempre, por los mismos conquistadores de siempre. Y eso dìa serà un dìa triste. Perderemos el hombre girafa y con el se iràn sus ilusiones que nos alumbraban de una luz tan rara en nuestras ciudades.

A rumbo perdido,
recordando al hombre girafa...

20 luglio, 2007

Guayaquil City

Guayaquil City se va a reventar tanto el calor no se puede aguantar....
Uno ascolta una canzone per anni e poi alla fine quelle immagini rievocate così tante volte faranno da contorno al viaggio di grandi amici. Anzi, ne saranno l'incipit, il big bang del loro errare per quella parte di mondo che come fai lasciarti dietro come se nulla fosse. Latino America, il continente perdido. Perdido nel limbo di un presente incastrato tra utopia e nuova farsa. Perdido nell'impossibile equilibrio tra sviluppo e la sensazione che lassù, tra quelle montagne, tra quelle foreste, in mezzo a quei boschi ancora pulsi un'identità ancestrale, segreta, nascostasi al primo fendente infertole da qualche scugnizzo di Pizarro. Un'identità che si mantiene segreta per tutti i conquistadores dei nostri tempi armati di guida turistica multilingue mp3, ma che ancora brilla agli occhi del viandante che rivolge lo sguardo al cielo della notte con sempre nuova sorpresa; del vagabundo che, in silenzio, attende il nuovo giorno per poterne ammirare il rosso del primo mattino; dell'errante che abbia il coraggio di cercare il significato di ogni incontro.
Continente perdido, perdido in un rumbo supersonico sin salida.
Suerte companeros,
que encuentren lo que van buscando...

16 luglio, 2007

Apocalipse train

Gli scompartimenti pieni in ogni dove. Erano secoli che l'uomo sognava questo momento. Una volta individuata la meta finale, studiata la rotta, posti binari, si trattava solo di fare un treno abbastanza grande da contenere tutti. "Il momento è storico ragazzo", racconta un vecchio a un ragazzino spettinato sedutogli di fronte. "Io, tuo padre, tuo nonno e anche il bis-nonno, per non spingerci oltre, hanno dedicato la loro vita alla fine del mondo. Un sacrificio del quale solo noi, pochi e fortunati, avremo l'occasione di raccoglierne i frutti: il sogno di una specie che diviene realtà per alcuni eletti dal destino". Nessun particolare era stato lasciato al caso. I primi a morire erano stati i sogni. Anni e anni dedicati all'oblio dell'illusione mediante l'apologia del metodo, della programmazione, dell'equilibrio, della conoscenza. Uno sforzo costato caro anche a molti degli stessi custodi dell'apocalisse, accusati di sognare l'apocalisse e quindi destinati senza appello alla forca. Portato a termine, con successo, il primo e più impegnativo passo, il grosso poteva considerarsi fatto. Niente di più adatto a un mondo dominato dal cinismo per tendere verso il punto di non ritorno. Giusto un paio di regole per preservare la specie fino al completamento del treno e poco altro. "Fino a qui tutto bene". Se ne stava in disparte tradendo un'inquietudine rara in mezzo a un clima di simile euforia. "Fino a qui tutto bene: il problema non è la caduta, ma l'atterraggio". Non avrebbe mai dovuto seguire quella donna. Non avrebbe mai dovuto fare l'amore con lei e poi ascoltare le sue parole. L'avevano messo in guardia: "La gitana è una strega, un'ammaliatrice". Eppure non aveva saputo resistere al fascino di quello sguardo, all'armornia delle forme intuite tra le pieghe dei vestiti. Non che le avesse detto molto, anzi. Solo quelle poche parole: "Fino a qui tutto bene: il problema non è la caduta, ma l'atterraggio". Ed ora non poteva fare a meno di ripeterle senza tregua. Le ripeteva perchè non le capiva. Le ripeteva perchè non le capiva, ma aveva la sensazione avessero qualcosa da dirgli. Finalmente capì, come capì che ormai era troppo tardi, che il suolo si stava avvicinando sempre più, che l'impatto era imminente. Si guardò intorno. Scrutò le facce ignare di chi gli stava intorno. Sorrise, amaro. Chiuse gli occhi per qualche secondo, poi si alzò. Percorse il treno a ritroso per trovarne un capo. Giuntovi, guardò fuori dal finestrino e scorse per la prima volta quanto si stavano lasciando alle spalle. Un mondo grigio per un'umanità grigia. "Troppo tardi", pensò. Rimase a scrutare l'orizzonte ancora per qualche istante. Poi tornò al proprio posto e si preparò all'impatto. "Fino a qui tutto bene..."

09 luglio, 2007

Rototom dreaming

Good vibes da osoppo via radio pop accompagnano l'ennesimo acquazzone di questa milano sempre più tropicale. La salsedine colora l'aria con la spuma del mare, mentre la risacca del grande blu sconfigge ogni sensazione di copertone rotolante. Dalla strada giunge l'eco dei dadi che rotolano sul legno, dei passi lenti, della sabbia che, sospesa nel vuoto, danza negli angoli dei cortili. Arriva da lontano il ritmo di un bastoncino sul marciapiede. Forse un ragazzino che aspetta, forse solo il vento. Un ritmo che cresce nello spirito di quel luogo, che si evolve nel tempo, che diventa riddim e giunge fino a questo angolo di mondo per svegliare le vibrations di noi giovani con i blue jeans carrera (quelli di chiappucci e di marchino).
A rumbo perdido,
da osoppo via radio pop

08 luglio, 2007

Fantasmi

Gira la chiave ed entra. Sono nove mesi che manca da casa. Si fa largo nel corridoio con la familiarità di chi non ha bisogno di luce per orientarsi nella casa che lo ha visto nascere. L'istinto lo porta verso la sua camera, quella camera dove è cresciuto, dove è divenuto uomo e da dove è finalmente partito. Non ha bisogno di accendere la luce. Non vuole accendere la luce. La tenue luce lunare che filtra dalle tapparelle è più che sufficiente per risvegliare in lui la dimestichezza con quegli spazi, con quegli oggetti che ancora giacciono nel perfetto disordine in cui li aveva lasciati. "Casa dolce casa", pensa con un pizzico di ironia e malizia. E' da tempo che non la sente più casa sua. Dalla prima volta che si è caricato la tenda sulle spalle alla volta di chissadove ha riposto in essa, e solo in essa, il piacere di sentirsi veramente a casa. Dolce poi non lo è mai stata, anzi. Le incomprensioni dei suoi inquilini hanno segnato quelle mura per sempre: litigi, pianti e, dulcis in fundo, silenzi. Sente il bisogno di farsi una doccia calda. Ecco allora che i vestiti scivolano silenziosi al suolo e si ritrova nudo in mezzo camera. Si incammina sulla via del bagno ma viene sorpreso dal profilo che si intravede nello specchio antistante. Una figura esile e pallida viene ivi riflessa. In quello sguardo distratto lo colpisce la sfuggente sensazione di vedersi dal di fuori e rivive così nei soprannoni affibiatigli dai molti compagni di viaggio: flaco, smilzo, secco, aggettivi che solo ora capisce quanto siano adeguati a catturare l'essenza di quel corpo incapace di nascondere le ossa sottostanti. Il cui contorno rivive al tatto delle mani insaponate sotto la doccia e poi al passare del primo asciugamano raccolto proprio lì dove l'aveva lasciato ancora umido nove mesi or sono. Un torpore lo avvolge non appena tocca il letto e il sonno ha velocemente la meglio. Un sonno vuoto. Si desta ancor prima dell'alba, quando avverte provenire dall'armadio i primi rumori. Cerca di evitarli. Nasconde la testa sotto il cuscino, si sacrifica a un'immobilità che non fa altro che amplificare la causa del suo sonno interrotto. "E' tutto inutile", pensa. L'eco di quel rumore diviene padrone della sua mente, come sempre al ritorno dai suoi viaggi. "Sorpreso da fantasmi che tornano a darmi il benvenuto, puntuali come sempre. E' giunto il momento di ripartire". Allunga il braccio alla ricerca dei vestiti smessi poche ore prima. Guidato dai primi sottili raggi di luce che sfuggono alla tapparella raccoglie zaino, tenda e sacco a pelo. Nemmeno il tempo di vedersi scivolare via attraverso lo specchio e già il rumore della chiavi nella serratura accompagna la sua nuova partenza.

05 luglio, 2007

Time is the master

Perdido nel rumbo delle vicissitudini cittadine,
l'eco dei pink floyd rivive nel dub degli easy star all star.

Ticking away the moments that make up a dull day
You fritter and waste the hours in an off hand way
Kicking around on a piece of ground in your home town
Waiting for someone or something to show you the way

Tired of lying in the sunshine staying home to watch the rain
You are young and life is long and there is time to kill today
And then one day you find ten years have got behind you
No one told you when to run, you missed the starting gun

And you run and you run to catch up with the sun, but its sinking
And racing around to come up behind you again
The sun is the same in the relative way, but youre older
Shorter of breath and one day closer to death

Every year is getting shorter, never seem to find the time
Plans that either come to naught or half a page of scribbled lines
Hanging on in quiet desperation is the english way
The time is gone, the song is over, thought Id something more to say

Home, home again
I like to be here when I can
And when I come home cold and tired
Its good to warm my bones beside the fire
Far away across the field
The tolling of the iron bell
Calls the faithful to their knees
To hear the softly spoken magic spells.

Io a rumbo perdido,
ma loro superiori!