08 luglio, 2007

Fantasmi

Gira la chiave ed entra. Sono nove mesi che manca da casa. Si fa largo nel corridoio con la familiarità di chi non ha bisogno di luce per orientarsi nella casa che lo ha visto nascere. L'istinto lo porta verso la sua camera, quella camera dove è cresciuto, dove è divenuto uomo e da dove è finalmente partito. Non ha bisogno di accendere la luce. Non vuole accendere la luce. La tenue luce lunare che filtra dalle tapparelle è più che sufficiente per risvegliare in lui la dimestichezza con quegli spazi, con quegli oggetti che ancora giacciono nel perfetto disordine in cui li aveva lasciati. "Casa dolce casa", pensa con un pizzico di ironia e malizia. E' da tempo che non la sente più casa sua. Dalla prima volta che si è caricato la tenda sulle spalle alla volta di chissadove ha riposto in essa, e solo in essa, il piacere di sentirsi veramente a casa. Dolce poi non lo è mai stata, anzi. Le incomprensioni dei suoi inquilini hanno segnato quelle mura per sempre: litigi, pianti e, dulcis in fundo, silenzi. Sente il bisogno di farsi una doccia calda. Ecco allora che i vestiti scivolano silenziosi al suolo e si ritrova nudo in mezzo camera. Si incammina sulla via del bagno ma viene sorpreso dal profilo che si intravede nello specchio antistante. Una figura esile e pallida viene ivi riflessa. In quello sguardo distratto lo colpisce la sfuggente sensazione di vedersi dal di fuori e rivive così nei soprannoni affibiatigli dai molti compagni di viaggio: flaco, smilzo, secco, aggettivi che solo ora capisce quanto siano adeguati a catturare l'essenza di quel corpo incapace di nascondere le ossa sottostanti. Il cui contorno rivive al tatto delle mani insaponate sotto la doccia e poi al passare del primo asciugamano raccolto proprio lì dove l'aveva lasciato ancora umido nove mesi or sono. Un torpore lo avvolge non appena tocca il letto e il sonno ha velocemente la meglio. Un sonno vuoto. Si desta ancor prima dell'alba, quando avverte provenire dall'armadio i primi rumori. Cerca di evitarli. Nasconde la testa sotto il cuscino, si sacrifica a un'immobilità che non fa altro che amplificare la causa del suo sonno interrotto. "E' tutto inutile", pensa. L'eco di quel rumore diviene padrone della sua mente, come sempre al ritorno dai suoi viaggi. "Sorpreso da fantasmi che tornano a darmi il benvenuto, puntuali come sempre. E' giunto il momento di ripartire". Allunga il braccio alla ricerca dei vestiti smessi poche ore prima. Guidato dai primi sottili raggi di luce che sfuggono alla tapparella raccoglie zaino, tenda e sacco a pelo. Nemmeno il tempo di vedersi scivolare via attraverso lo specchio e già il rumore della chiavi nella serratura accompagna la sua nuova partenza.

Nessun commento: