26 dicembre, 2005

Aspettando Brando

Se Curumbà assomigliava a Macondo, a Puerto Quijaro, dal lato boliviano della frontiera, si respira un'atmosfera tipo ambientazione vietnamita mezzo Apocalipse now e mezzo Full Metal Jacket: la terra rossa, ancora regina nel fondare ogni strada, che "cromaticamente" conquista ogni spazio; i tratti andini dei boliviani passati indenni a secoli di promiscuità con altre razze; militari, polizia, polizia ferroviaria ad ogni lato; una stazione del treno (primo treno funzionante che incontro!!!) che sorprende per modernità e pulizia in mezzo a un simile pantano di terra rossa e di case poco più che capanne; sala d'attesa dall'atmosfera immobile e surreale; il tempo che perde ogni logica di ritmico susseguirsi di secondi in mezzo a volti segnati dall'umidità, dall'attesa, al costante ripetersi del rumore dei sovrastanti ventilatori, all'incrociarsi di sguardi nervosi, all'andierivieni apparentemente illogico di decine di militari; per non parlare delle improponibili prostitute sui 40/50 anni pronte a lanciare sguardi maliziosi nell'universale linguaggio della marchetta dalle scale antistanti l'ingresso della stazione.....Cosicchè, in preda ai bollori atmosferici, già lancio lo sguardo verso l'impenetrabile vegetazione oltre i binari, nell'attesa della compàrsa di un Marlon Brando santone con al seguito tribù di cambogiani pronto a rapirmi in nome del proprio dogma.....lo so, sono un po' cotto,
A rumbo perdido,
dalla frontiera bolivo-cambogiana.........

Macondo

Non so se Garcìa Marquez mai passò da Corumbà, nel Mato Grosso del Sud, prossimo alla frontiera con la Bolivia, ad ogni modo è nell'aspetto sorprendentemente affine alla Macondo post United Fruit. Una ventina d'anni fa a qualcuno deve essere venuto in mente di trasformare la paludosa e circostante vegetazione in attrazione per turisti e pescatori avventurosi, dando il là ad un'evoluzione urbana che non ha lasciato nulla al caso: hotel, strade, ferrovia, porto turistico, giardini pubblici, ristoranti, campo sportivo, negozi di souvenir, punti panoramici e così via. Oggi come oggi giace tutto in uno stato di totale abbandono, o meglio, di totale inutilità: edifici sui quali ancora si scorgono le lettere componenti parole esotiche sono decrepiti ed alloggio esclusivo di qualche vagabondo locale, l'erba cresce anarchica tra i binari e intorno ai vagoni arruginiti, le strade sono tutt'ora verdi e accoglienti, ma deserte, una piazza vista laguna nemmeno male, appena rinnovata con tanto di cartello a orgogliosa testimonianza del completamento dei lavori, già in balìa degli eventi atmosferici. Tuttavia, se la Macondo del Gabo almeno respirò una sensazione di prosperitá in seguito all'arrivo dell'industria bananera, a Curumbà di fronte ai pochi negozi rimasti aperti le vecchine siedono e esprimono con lo sguardo la speranza di un'ipotesi di turismo sempre frustrata, ma ancora realizzabile, buttando gli occhi alle tue spalle per scorgere finalmente il Godot in cappellino e canna da pesca, con sorridente famiglia al seguito, tanto atteso. Ma il tempo logora e la percentuale di barconi pronti a salpare è ormai decisamente inferiore a quella delle numerose carcasse lasciate arruginire da imprenditori più realisti e ormai disillusi. Curumbà è la fotografia di un continente la cui evoluzione spesso si incrocia con l'illusione, dando vita a castelli di sabbia pronti ad essere demoliti da un Nettuno scaltro e giocherellone. Per il resto una novitá decisamente interessante: la bici taxi, ci si apposta all'incrocio con uno sguardo complice pronto a convincere il passante che vale più la pena farsi 5 minuti in canna a prezzo popolare piuttosto che 10 minuti camminando nel mezzo di un'umidità e di una densità di zanzare quasi scontata in una simile distesa paludosa......
A rumbo perdido,
da Curumbà, Macondo di frontiera e terra di solitudine........

Brasile....enigma indecifrabile

Il Brasile è enorme, sembra un'ovvietà, ma solo sperimentando sulla mia schiena quanto due centimetri di cartina equivalessero a 20 ore almeno di autobus ho potuto farmi un'idea reale delle dimensioni locali....Floripa ha alcune spiagge quasi del tutto incontaminate, panorami e vegetazione spettacolari, anche se appare quasi un granello di occidente attratto nell'universo brasiliano dalle logiche del turismo. Surfisti modaioli, tipo sguardo arrogante-costume colorato-tatuaggio super tamarro, zone di locali di ogni tipo, chill out, un benessere che non ti aspetti...insomma un Brasile poi nemmeno tanto Brasile. Tuttavia questo è un paese indecifrabile, fatto di contraddizioni e disuguaglianza, così che non è stato difficile scorgere baraccopoli e miseria, a ricordare che tutto ha un prezzo e che se da un lato il turismo ha creato un benessere appariscente e visibile, dall'altro ha determinato una povertá nascosta ed irreale, dando così vita a un contrasto probabilmente estraneo alla Florianopolis di un nemmeno troppo lontano passato, fatta di pescatori e artigiani. E tale contrasto risulta molto più evidente a Curitiba, città coloniale e colorata, che nonostante sia considerata la città con la migliore qualità della vita dell'intero Brasile, non può fare a meno di tradire i segni di un progresso per alcuni, nel caso specifico anche per molti, ma non per tutti... e chi ne rimane emarginato non ha niente e vive con l'unica occupazione di raccogliere la spazzatura di altri con carretti trainati a mano da intere famiglie, nel migliore dei casi da cavalli decisamente fuori luogo, per aspettare poi che l'Ansa locale passi e raccolga il tutto, nel frattempo depositato nel cortile di casa. Rimane tuttavia l'inento di nascondere il tutto il più possibile, tipo occhio non vede cuore non duole, sono stato a fare due passi nel quartiere appunto dei "netturbini", Porto Velho, e si costituisce di una strada costeggiante un fiume putrido, con un unico accesso che funge anche da unica uscita, poichè per il resto è interamente e direi paradossalmente circondato da istituzioni incompatibili al mondo che nascondono, l'università Cattolica, collegi vari e ben attrezzati, oltre a diversi posti di polizia...e questo sembra non sia niente rispetto alla realtà di città quali Rio e San Paolo, nel suo piccolo Curitiba si difende e nasconde bene, con le sue luci, i suoi mercati, il centro commerciale, i grattacieli, la piazza Garibaldi, il museo di Niemeyer, ma non tutto è oro ciò che brilla....
A rumbo perdido,
da un mondo difficile............

16 dicembre, 2005

Alla fine...........Florianopolis

Finalmente arrivato....dopo altre 17 ore di autobus semi cama sono a Santa Caterina in Brasile, luogo rinomato per le spiagge e il surf...........dal momento che di surf ne so quanto di ricamo punto e croce, mi dedicheró alle spiagge! Il Brasile (per il piccolo angolo che ho visto) é colorato, coloratissimo, ogni casa ha il suo colore, ogni negozio la sua insegna dipinta a mano, le persone sono sorridenti e colorate anch'esse, penso sia il posto giusto per rilassarsi qualche giorno e smaltire le "non fatiche" dei trasferimenti in autobus. La religione sembra molto radicata nella cultura, molte chiese, molti simboli, molte macchine che portano l'adesivo "naçao de jesus". Naturale dunque che siano molti anche i simboli natalizi che si intravedono nelle strade e l'effetto di un albero di natale circondato da persone in costume o di un santa claus manichino senza barba e con gli occhiali da sole non é male!
A rumbo perdido,
dal Brasile, naçao de jesus................

15 dicembre, 2005

Las cataratas

Puerto Iguazú é una cittá di frontiera, frontiera addirittura tripla tra Argentina, Brasile e Paraguay, e forse per la bellezza della foresta e delle cascate che in passato molti futuri coloni europei qui si fermarono e diedero il lá a un incredile crogiuolo di razze e volti. A un primo impatto sembra di trovarsi di fronte a Brasiliani sfuggiti per chissá quale caso ai confini del proprio paese, assumendo cosí la cultura e la lingua di questa parte della frontiera. Ma poi ti rendi conto che ci sono mulatti dagli occhi chiari come solo nel nord europa, mulatti dallo sguardo tagliato e profondo degli indigeni, ragazzine cosí chiare che viene da pensare che stiano espiando colpe altrui per esporre una simile pelle al calore del luogo e potrei continuare ancora....Gli unici che rimangono intatti da tale mescolanza sono gli indigeni, per i quali é necessario aprire un discorso a parte. é come se per loro la vita avesse un ritmo accellerato, i bambini a due anni girano randagi per le strade e nello sguardo tradiscono un`eccitazione che li accomuna molto ai cani che per strada si incontrano a decine e con i quali dividono lo stesso presente randagio. Le ragazzine a 12 anni giá sono madri, ma gli occhi brillano ancora per il sogno di un`adolescenza mai arrivata. Gli adulti ben presto assumono uno sguardo quasi mistico, vendono souvenir ai turisti ma in veritá la mente trapassa la realtá e va a quando, nel medesimo luogo, la vita scorreva in armonia con la foresta e il nonno raccontava le gesta dei guerrieri della tribú. Vivono cosí il presente con la leggerezza di chi nel profondo del cuore sa che un giorno quella terra tornerá ad appartenergli.........
Ah sí....le cascate belle vere, ma non hanno gli occhi.
A rumbo perdido,
da Puerto Iguazú, cittá di frontiera.....

Buenos Aires-Puerto Iguazú

23 ore di autobus in semi cama (semi letto), piú o meno 1000 km, in mezzo due cittá, 4 case e 23450000 mucche. Inoltre, a rendere il tutto un po' piú movimentato, avaria notturna nel mezzo del nulla e sotto una splendida luna piena. Come battesimo dell`autotrasporto locale non posso lamentarmi....
A rumbo perdido,
dalla semi cama del Singer Expreso Buenos Aires-Puerto Iguazu........

12 dicembre, 2005

La ciudad de la furia

L'aereo ballava e l'atmosfera stava diventando un po' pesante, allora attacco bottone con Damián, ragazzo argentino emigrato in Spagna, il quale, con il distacco di chi la sa, o almeno pensa, di saperla lunga, non esita a darmi la sua intepretazione "mistica" alle turbolenze esterne e interne: é normale, dice, ci stiamo avvicinando alla cittá della furia.
Buenos Aires é grande, ma grande vera; é molto verde, molti alberi caratterizzano tanto le immense avenide del centro quanto le piccole calles dei vari quartieri; é muy mestiza, muy "ibrida", tutte le razze si sono date appuntamento in questo angolo di sudamerica, dall'immancabile cinese, al coreano, ma anche e sopratutto a qualsiasi tipo di sudamericano, sopratutto peruviani, boliviani e paraguaiani. E' luminosa e caotica nelle maestose avenide "ripiene" di monumenti, quanto ombreggiata e imtima nelle viuzze che a migliaia terminano nelle citate avenide. In Plaza de Mayo ho respirato l'amarezza di un popolo, o almeno parte di esso, verso una classe dirigente in passato fatta di colonnelli sanguinari e piú recentemente di corrotti burocrati. La percezione diffusa di essere parte di un paese pieno di risorse si acompagna alla frustrazione di veder sistematicamente rimandato il momento nel quale tali ricchezze termineranno di essere la felicitá di molti fuorché del popolo argentino.
Qui dietro ho un bel tavolo da ping pong, non sarebbe male terminare il día con un bel Todd Martin vs David Weaton stile salos, vabbé, vado a vedere se almeno trovo un omar camporese della siituazione per dargli una bella ripassatina stile parma di scala al varsavia in finale coppa coppe......ma questa é un'altra storia.
A rumbo perdido,
dalla ciudad della furia.......