12 dicembre, 2005

La ciudad de la furia

L'aereo ballava e l'atmosfera stava diventando un po' pesante, allora attacco bottone con Damián, ragazzo argentino emigrato in Spagna, il quale, con il distacco di chi la sa, o almeno pensa, di saperla lunga, non esita a darmi la sua intepretazione "mistica" alle turbolenze esterne e interne: é normale, dice, ci stiamo avvicinando alla cittá della furia.
Buenos Aires é grande, ma grande vera; é molto verde, molti alberi caratterizzano tanto le immense avenide del centro quanto le piccole calles dei vari quartieri; é muy mestiza, muy "ibrida", tutte le razze si sono date appuntamento in questo angolo di sudamerica, dall'immancabile cinese, al coreano, ma anche e sopratutto a qualsiasi tipo di sudamericano, sopratutto peruviani, boliviani e paraguaiani. E' luminosa e caotica nelle maestose avenide "ripiene" di monumenti, quanto ombreggiata e imtima nelle viuzze che a migliaia terminano nelle citate avenide. In Plaza de Mayo ho respirato l'amarezza di un popolo, o almeno parte di esso, verso una classe dirigente in passato fatta di colonnelli sanguinari e piú recentemente di corrotti burocrati. La percezione diffusa di essere parte di un paese pieno di risorse si acompagna alla frustrazione di veder sistematicamente rimandato il momento nel quale tali ricchezze termineranno di essere la felicitá di molti fuorché del popolo argentino.
Qui dietro ho un bel tavolo da ping pong, non sarebbe male terminare il día con un bel Todd Martin vs David Weaton stile salos, vabbé, vado a vedere se almeno trovo un omar camporese della siituazione per dargli una bella ripassatina stile parma di scala al varsavia in finale coppa coppe......ma questa é un'altra storia.
A rumbo perdido,
dalla ciudad della furia.......

Nessun commento: