Se Curumbà assomigliava a Macondo, a Puerto Quijaro, dal lato boliviano della frontiera, si respira un'atmosfera tipo ambientazione vietnamita mezzo Apocalipse now e mezzo Full Metal Jacket: la terra rossa, ancora regina nel fondare ogni strada, che "cromaticamente" conquista ogni spazio; i tratti andini dei boliviani passati indenni a secoli di promiscuità con altre razze; militari, polizia, polizia ferroviaria ad ogni lato; una stazione del treno (primo treno funzionante che incontro!!!) che sorprende per modernità e pulizia in mezzo a un simile pantano di terra rossa e di case poco più che capanne; sala d'attesa dall'atmosfera immobile e surreale; il tempo che perde ogni logica di ritmico susseguirsi di secondi in mezzo a volti segnati dall'umidità, dall'attesa, al costante ripetersi del rumore dei sovrastanti ventilatori, all'incrociarsi di sguardi nervosi, all'andierivieni apparentemente illogico di decine di militari; per non parlare delle improponibili prostitute sui 40/50 anni pronte a lanciare sguardi maliziosi nell'universale linguaggio della marchetta dalle scale antistanti l'ingresso della stazione.....Cosicchè, in preda ai bollori atmosferici, già lancio lo sguardo verso l'impenetrabile vegetazione oltre i binari, nell'attesa della compàrsa di un Marlon Brando santone con al seguito tribù di cambogiani pronto a rapirmi in nome del proprio dogma.....lo so, sono un po' cotto,
A rumbo perdido,
dalla frontiera bolivo-cambogiana.........
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento