Non so se Garcìa Marquez mai passò da Corumbà, nel Mato Grosso del Sud, prossimo alla frontiera con la Bolivia, ad ogni modo è nell'aspetto sorprendentemente affine alla Macondo post United Fruit. Una ventina d'anni fa a qualcuno deve essere venuto in mente di trasformare la paludosa e circostante vegetazione in attrazione per turisti e pescatori avventurosi, dando il là ad un'evoluzione urbana che non ha lasciato nulla al caso: hotel, strade, ferrovia, porto turistico, giardini pubblici, ristoranti, campo sportivo, negozi di souvenir, punti panoramici e così via. Oggi come oggi giace tutto in uno stato di totale abbandono, o meglio, di totale inutilità: edifici sui quali ancora si scorgono le lettere componenti parole esotiche sono decrepiti ed alloggio esclusivo di qualche vagabondo locale, l'erba cresce anarchica tra i binari e intorno ai vagoni arruginiti, le strade sono tutt'ora verdi e accoglienti, ma deserte, una piazza vista laguna nemmeno male, appena rinnovata con tanto di cartello a orgogliosa testimonianza del completamento dei lavori, già in balìa degli eventi atmosferici. Tuttavia, se la Macondo del Gabo almeno respirò una sensazione di prosperitá in seguito all'arrivo dell'industria bananera, a Curumbà di fronte ai pochi negozi rimasti aperti le vecchine siedono e esprimono con lo sguardo la speranza di un'ipotesi di turismo sempre frustrata, ma ancora realizzabile, buttando gli occhi alle tue spalle per scorgere finalmente il Godot in cappellino e canna da pesca, con sorridente famiglia al seguito, tanto atteso. Ma il tempo logora e la percentuale di barconi pronti a salpare è ormai decisamente inferiore a quella delle numerose carcasse lasciate arruginire da imprenditori più realisti e ormai disillusi. Curumbà è la fotografia di un continente la cui evoluzione spesso si incrocia con l'illusione, dando vita a castelli di sabbia pronti ad essere demoliti da un Nettuno scaltro e giocherellone. Per il resto una novitá decisamente interessante: la bici taxi, ci si apposta all'incrocio con uno sguardo complice pronto a convincere il passante che vale più la pena farsi 5 minuti in canna a prezzo popolare piuttosto che 10 minuti camminando nel mezzo di un'umidità e di una densità di zanzare quasi scontata in una simile distesa paludosa......
A rumbo perdido,
da Curumbà, Macondo di frontiera e terra di solitudine........
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