19 febbraio, 2006

La fine del mondo (?!)






Ushuaia è una delle migliori operazioni di marketing degli ultimi tempi, le isole che la circondano smascherano la grande illusione di essere giunti alla fine del mondo, le magliette che riempiono i numerosi negozi della centrale avenida de San Martìn sono la maggiore e praticamente l'unica attrazione per le centinaia di turisti che ogni giorno vengono attratti da queste parti. Ushuaia come Itaca, bruttina e grigia, "...Itaca ti ha dato un bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo in viaggio: che cos'altro ti aspetti? E, se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso..."No, Ushaia non delude, per arrivare i 70 giorni che la separano dall'arrivo a Buenos Aires vivono di incontri, frontiere, fiumi, laghi, prati, deserti, ghiacciai, vento, sole, pioggia, autobus, strade, birrette Quilmes e inconvenienti, tutto indimenticabile e tutto come mai me lo sarei immaginato. La tierra del fuego è degno preludio alla meta finale, verde come non te la aspetti, prati a perdita d'occhio senza che un solo albero osi sfidare un vento che non smette di ricordare che qui la latitudine parla da sola, che l'Antartide dista un giorno di navigazione. Tierra la cui presenza fu solo "intuita" da Magellano, che ne scoprì un passaggio intermedio, lo stretto di Magellano, dal quale scorse una quantità tale di fuochi che fu naturale ribattezzare quelle rive come il principio dell'allora inesplorata "Tierra del fuego". Tierra contesa, Argentina e Cile si dividono la sovranità politica alternando due frontiere nel giro di 600Km, tierra che realmente termina con l'isola di Capo Horn, solo intravista dalla cima del ripido cerro Guanaco, quest'ultimo perla del parco naturale locale e traguardo finale di questo mio scivolare verso sud.
A rumbo perdido,
dalla Tierra del Fuego....

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