16 luglio, 2007

Apocalipse train

Gli scompartimenti pieni in ogni dove. Erano secoli che l'uomo sognava questo momento. Una volta individuata la meta finale, studiata la rotta, posti binari, si trattava solo di fare un treno abbastanza grande da contenere tutti. "Il momento è storico ragazzo", racconta un vecchio a un ragazzino spettinato sedutogli di fronte. "Io, tuo padre, tuo nonno e anche il bis-nonno, per non spingerci oltre, hanno dedicato la loro vita alla fine del mondo. Un sacrificio del quale solo noi, pochi e fortunati, avremo l'occasione di raccoglierne i frutti: il sogno di una specie che diviene realtà per alcuni eletti dal destino". Nessun particolare era stato lasciato al caso. I primi a morire erano stati i sogni. Anni e anni dedicati all'oblio dell'illusione mediante l'apologia del metodo, della programmazione, dell'equilibrio, della conoscenza. Uno sforzo costato caro anche a molti degli stessi custodi dell'apocalisse, accusati di sognare l'apocalisse e quindi destinati senza appello alla forca. Portato a termine, con successo, il primo e più impegnativo passo, il grosso poteva considerarsi fatto. Niente di più adatto a un mondo dominato dal cinismo per tendere verso il punto di non ritorno. Giusto un paio di regole per preservare la specie fino al completamento del treno e poco altro. "Fino a qui tutto bene". Se ne stava in disparte tradendo un'inquietudine rara in mezzo a un clima di simile euforia. "Fino a qui tutto bene: il problema non è la caduta, ma l'atterraggio". Non avrebbe mai dovuto seguire quella donna. Non avrebbe mai dovuto fare l'amore con lei e poi ascoltare le sue parole. L'avevano messo in guardia: "La gitana è una strega, un'ammaliatrice". Eppure non aveva saputo resistere al fascino di quello sguardo, all'armornia delle forme intuite tra le pieghe dei vestiti. Non che le avesse detto molto, anzi. Solo quelle poche parole: "Fino a qui tutto bene: il problema non è la caduta, ma l'atterraggio". Ed ora non poteva fare a meno di ripeterle senza tregua. Le ripeteva perchè non le capiva. Le ripeteva perchè non le capiva, ma aveva la sensazione avessero qualcosa da dirgli. Finalmente capì, come capì che ormai era troppo tardi, che il suolo si stava avvicinando sempre più, che l'impatto era imminente. Si guardò intorno. Scrutò le facce ignare di chi gli stava intorno. Sorrise, amaro. Chiuse gli occhi per qualche secondo, poi si alzò. Percorse il treno a ritroso per trovarne un capo. Giuntovi, guardò fuori dal finestrino e scorse per la prima volta quanto si stavano lasciando alle spalle. Un mondo grigio per un'umanità grigia. "Troppo tardi", pensò. Rimase a scrutare l'orizzonte ancora per qualche istante. Poi tornò al proprio posto e si preparò all'impatto. "Fino a qui tutto bene..."

3 commenti:

Maxi Peñéñory ha detto...

Jaco! Qué alegría descubrir este blog! Aunque tendré que conseguir un traductor italiano-español, haré el esfuerzo por leerte periódicamente.

Un abrazo sudaca muy fuerte!

Juan Ignacio ha detto...

Jacopo, Jacopo... cuando Maxi consiga ese traductor, yo habré resucitado para perseguir a la Femme Fatal!!!

A vivere A vivere!!

orospesa ha detto...

q gusto tener huellas de vuestro pasaje... q sepan q volvì a escribir gracias a ustedes y a vuetros blog! Y irè a escribir e castellano tambien!